Il Processo ai Chicago 7: un “neo-biopic” contemporaneo

Il Processo ai Chicago 7: un "neo-biopic" contemporaneo

Vincitore del Golden Globe 2021 nella categoria “Miglior Sceneggiatura” e in corsa agli Oscar 2021 con ben 6 nomination, “Il processo ai Chicago 7”  -The Trial of the Chicago 7- è un film che ha fatto discutere molto ultimamente e che sicuramente continuerà a farlo.
Confezionato magistralmente sotto ogni singolo punto di vista, il nuovo gioiellino di Aaron Sorkin si presenta in tutto  e per tutto, un favorito alla 93-esima edizione degli Oscar. Chissà cosa accadrà il 25 aprile!

TITOLO ORIGINALE: The Trial of the Chicago 7

REGIA: Aaron Sorkin

ANNO: 2020

GENERE: Drammatico, Storico, Biografico

DURATA: 129 MIN

PAESE: USA

4.5/5

Trama

Nel 1968, un gruppo di attivisti composto da 7 membri , venne accusato dal governo federale di cospirazione contro gli Stati Uniti e di aver causato delle rivolte nella Convention dei Democratici a Chicago. La manifestazione era indirizzata alla politica bellica intrapresa dal presidente Nixon nella guerra in Vietnam: tutti volevano andare a Chicago per fermare la guerra.
 
Ben presto, quella che doveva essere una semplice manifestazione pacifica, si trasforma in uno scontro armato con la polizia che, oltre a causare innumerevoli morti, vede protagonista l’arresto e l’incriminazione per cospirazione ed incitamento alla sommossa dei 7 (inizialmente 8): Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Tom Hayden, Rennie Davis, David Dellinger, Lee Weiner, John Froines e Bobby Seale, il leader delle Pantere Nere.
“I giornali ci chiamano i Chicago 7 ma qui siamo in 8!”
Tutti gli imputati, tranne Bobby Seal, al quale viene negato il diritto di difesa da parte del giudice Julius Hoffman,  vengono rappresentati dagli avvocati Kunstler e Weinglass.
Fin da subito il giudice Hoffman mostra un pregiudizio sfavorevole nei confronti degli imputati i quali vengono accusati più volte per oltraggio alla corte. Al processo vengono chiamati a testimoniare numerosi agenti di polizia ed agenti dell’FBI sotto copertura ma soprattutto Ramsey Clarke, il procuratore generale degli Stati Uniti durante la presidenza di Lyndon B. Johnson.
Nonostante le varie testimonianze, quel processo era già stato deciso in partenza: i 7 vengono arrestati con l’accusa di cospirazione.
“Credo che le istituzioni della nostra democrazia siano straordinarie, ma che in questo momento siano in mano a persone orribili”.

Analisi

Un "neo-biopic" contemporaneo

Ancora una volta Sorkin si è rivelato un fuoriclasse della scrittura aggiudicandosi molti altri premi per altre celebri pellicole fra cui spiccano sicuramente “The Social Network” e “Steve Jobs“, un ottimo regista ma anche un cultore del genere biopic (che definirei più un neo-biopic).
 
Effettivamente c’è ben poco da dire sulla sua pellicola: narra di una storia vera ed utilizza la chiave comica con grande disinvoltura per accentuare, estremizzare, enfatizzare determinati passaggi che altrimenti sarebbero risultati fin troppo noiosi. Solitamente è proprio questo il neo dei film biografici: a lungo andare stancano.

Non è però il caso di Sorkin che è riuscito a tirar fuori una pellicola “dinamica“, grazie anche all’implementazione di vecchie scene che vanno ad inquadrare la vera protesta del ’68, fluida ma senza mai tralasciare quella sensibilità che determina “Il processo ai Chicago 7” per tutti i suoi 129 minuti. Non a caso è impossibile scollare lo sguardo dallo schermo!🙂
 
Dinamicità resa possibile anche dall’alternanza del processo in aula e l’evolversi delle rivolte, nonchè dell’eccellente montaggio di Alan Baumgarten.
 
E’ proprio questa la forza del nuovo capolavoro targato Netflix: un bel passo in avanti per la piattaforma si streaming più famosa al mondo.
 
 

Un cast eccezionale e la giusta dose di comicità

A contribuire a tutto ciò, è stato senza ombra di dubbio l’eccellente performance di Sacha Baron Cohen (noto soprattutto per “Borat”) che è riuscito a dosare alla perfezione il giusto quantitativo di ironia, rendendo l’ultimo arrivato in casa Sorkin, un vero e proprio “must watch“.
 

Non di minore importanza sono state le ottime interpretazioni di Jeremy Strong (Jerry Rubin), Mark Rylance che ha incarnato alla perfezione il ruolo dell’avvocato William Kunstler (e che già avevamo potuto apprezzare in Dunkirk di Nolan),  Yahya Abdul-Mateen II (Bobby Seal), Frank Langella nei panni dell’odioso giudice Julius Hoffman, e per finire un fantastico Joseph Gordon-Levitt (Richard Schultz) di cui spicca sicuramente l’evoluzione psicologica.
 
Un pò più timido e distaccato (almeno nei minuti iniziali) si è dimostrato invece, Eddie Redmayne nei panni del celebre attivista Tom Hayden ma comunque adatto al ruolo.
Jeremy Strong
Mark Rylance
Yahya Abdul-Mateen II
Yahya Abdul-Mateen II
Frank Langella
Frank Langella
Joseph Gordon-Levitt
Joseph Gordon-Levitt
Eddie Redmayne
Eddie Redmayne
Proprio per questo motivo ho voluto definire (osando)  “Il processo ai Chicago 7” una sorta di  “neo-biopic“, un film biografico (per quanto possa essere definito così) che trae spunto da altri generi quali “drama” e “thriller” per parlare con una certa disinvoltura, del più celebre processo “politico” (così viene definito più volte dai protagonisti) della storia.
 

"Sequenze mute"

In gran contrasto con le sue pellicole precedenti, Sorkin questa volta ha preferito dare meno spazio ai suoi magnifici dialoghi (di cui è un vero maestro) per dare maggiore importanza a delle sequenze pressoché mute ma da una sensibilità unica, scene che riescano a raggiungere e colpire lo spettatore nel diretto, immagini che riescano a parlare senza l’ausilio di un ulteriore “supporto” (i dialoghi per l’appunto).

Non a caso, nella pellicola sono state inserite delle reali scene del ’68 che rendono “Il processo ai Chicago 7” un film più contemporaneo che mai, un film che cerca di creare un ponte fra il passato e il presente e che si articola come una pellicola “Per non dimenticare“…

Per tutta la sua durata infatti, prevale sempre una nota drammatica e una leggera, ma percepibile, tensione che donano al gioiellino di Sorkin una grande umanità. Gli apici di ciò sono riscontrabili sicuramente nell’atto in cui Bob Seal viene legato ed imbavagliato su ordine del detestabile giudice Hoffman; ma soprattutto nel memorabile finale che vede come personaggio chiave Tom Hayden.

Considerazioni finali

Tirando le somme, “Il Processo ai Chicago 7” (The Trial of the Chicago 7) è uno dei migliori film della stagione cinematografica nonchè uno fra i favoriti agli Oscar 2021. Aaron Sorkin è riuscito per l’ennesima volta a colpire il pubblico nonostante il “genere leggermente diverso dai suoi standard”, confezionando una fantastica e memorabile pellicola, perfetta sotto ogni singolo punto di vista.

Un film da NON PERDERE ASSOLUTAMENTE insomma!

Buona visione!!

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Emanuele

Ciao, mi chiamo Emanuele e sono un ragazzo appassionato di cinema, fumetti e tecnologia! Ho creato questo piccolo sito web, con l'intento di poter diffondere a tutti le mie passioni. Stay tuned!

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