Parasite: un capolavoro inaspettato

PARASITE: un capolavoro inaspettato

Il 7 novembre 2019 fa la sua apparizione sul grande schermo italiano, Parasite, il capolavoro diretto da Bong Joon-ho. Dopo aver vinto la palma d’oro come miglior film al festival di Cannes, nel 2020 è stato il vincitore di ben 4 premi oscar ( su 9 ) -miglior film, miglior film in lingua straniera, miglior regia, miglior sceneggiatura originale) , oltre ad altri numerosi premi come il David di Michelangelo, Golden Globe, Cesar e Independent Spirit Awards 2020 per “Miglior film straniero”, 2 premi BAFTA, 2 Critics Choice Award 2020, SAG… (clicca qui per vedere tutti i premi).

Cosa potremmo dire di questo film se non che è un vero capolavoro? Ora però facciamo un passo indietro, partendo dalla trama.

TRAMA

La famiglia Kim

Il protagonista di questa produzione è la famiglia Kim, una famiglia povera che si guadagna da vivere assemblando i cartoni delle pizze. Tutto ciò finché Ki-woo, il figlio maschio, non riceverà la proposta di diventare insegnante di inglese per la figlia di una famiglia ricca, i Park. Da questo momento in poi, Ki-woo ideerà di tutto e di più per cercare di porre fine alla drammatica situazione economica che infligge la sua famiglia.

ANALISI

Partiamo dalla caratteristica peculiare di questa pellicola: nonostante lo stesso regista definisca la sua opera una commedia, è difficile comprendere realmente il genere cinematografico adottato in quanto, Bong Joon-ho è riuscito a fondere con una maestria rara, realtà molto discostanti fra loro. Di fatto troviamo elementi tipici della commedia, dei thriller, dei mystery, dei drammi, note di black humor così come tratti altamente grotteschi… Quindi potremmo definire Parasite come un film completo, un film a 360° bilanciato alla perfezione.

Le due facce della stessa medaglia

Altra caratteristica che sicuramente ha contribuito a rendere famosa la pellicola asiatica, attribuendole una nota di umanità, è il tema trattato : il divario sociale tra ricchi e poveri che purtroppo persiste tuttora. Un divario analizzato e studiato nei minimi dettagli che viene accentuato da due punti di vista differenti.

Di fatto potremmo immaginare Parasite come una medaglia: da una parte troviamo la famiglia Kim, una famiglia stanca oramai di vivere in un sottoscala ma attenta alle vicende quotidiane; dall’altra parte, la famiglia Park una famiglia snoob, ipocrita e amante del lusso ma poco attenta ai dettagli della vita di tutti i giorni. La bravura del regista è stata proprio nel cercare di fondere queste due facce distinte e separate e, devo dire che ci è riuscito alla grande!

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La famiglia Park
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Ki-woo e Ki-Jung cercano di collegarsi al wi-fi del vicino

La precaria situazione dei Kim è ben descritta e rappresentata minuziosamente nei minuti iniziali, durante i quali, possiamo notare l’intera famiglia intenta ad assemblare cartoni per pizze ed in particolare Ki-woo (il figlio) e Ki-Jung (la figlia) che cercano di collegarsi al wi-fi del vicino. Dei minuti iniziali, mi hanno colpito principalmente 2 scene che permettono inquadrare al meglio la situazione economica della famiglia protagonista:

Nella prima scena Min, il migliore amico di Ki-Woo, regala ai Kim una pietra ornamentale che inizialmente viene ben accettata dalla famiglia (soprattutto da Ki-Woo e da suo padre) ma, la scena si conclude con la frase sfacciata “Ma del cibo era meglio”. Ciò sottolinea per l’ennesima volta le condizioni della famiglia: una famiglia talmente povera da riuscire a stento a procurassi il cibo per vivere.

Parasite
Parasite

Nella seconda scena invece, vengono inquadrati dei disinfestatori nell’atto di spruzzare del veleno e, Ki-taek (il padre) decide di lasciare aperte le finestre affermando che una disinfestazione gratuita può far comodo.

I Park invece appaiano completamente l’opposto: vivono in un enorme villa, non si preoccupano di sprecare cibo risultando di essere pochi umani, tanto da licenziare senza alcun rimorso la donna delle pulizie che aveva lavorato in quella casa per anni; semplicemente per raggiungere il meglio, la perfezione. Inoltre, la disparitĂ  sociale viene ripresa anche nella copertina del film dove compare la scritta “trova l’intruso”, quasi come se non si stesse parlando di persone ma, di qualcosa di inferiore.

Un mix vincente di generi e stili completamente diversi

Parasite

Nei minuti successivi si entra nel vivo della trama che trova le sue fondamenta nei vari sotterfugi necessari all’ascesa sociale dei Kim. SarĂ  proprio grazie ad essi che l’intera famiglia povera si ritroverĂ  a lavorare per i Park, riuscendo a guadagnare un bel po’ di soldi (come dei parassiti che riescono a sopravvivere grazie ad altri individui(.

Tutto scorre liscio finché non compare un gran colpo di scena che va quasi a ribaltare l’idea che si è fatta del film nei minuti precedenti. Di fatto non si riesce a capire che tipo di film si sta guardando ma soprattutto verso che direzione voglia puntare il regista. Ciò non è assolutamente un punto negativo anzi, riuscire a “camuffare” il prosieguo in modo così raffinato è sicuramente un grande punto di forza in quanto si viene a creare l’opportunità di inserire molti colpi di scena che contribuiscono sicuramente ad aumentare quel perenne senso di “ansia” e desiderio di scoperta che si prova nei minuti finali.

Climax: scelta vincente!

Ciò è accentuato soprattutto da come è stato scritto Parasite: un grande climax che si estende praticamente per l’intera durata della pellicola fino ad esplodere nel finale. Un finale amaro, inaspettato che a primo impatto potrebbe sembrare estremo (si, un po’ lo è) ma che in realtà è funzionale alla trama stessa, soprattutto a quella nota di black humor che compare circa a metà pellicola.

Con questo NON voglio affermare che il finale di Parasite è perfetto, ma credo che sia stata una scelta quasi forzata per rimanere in linea con la trama stessa (quasi come se fosse la giustificazione del black humor presente) ma soprattutto con questo climax perenne che è il vero punto di forza della pellicola coreana.A questo punto mi sentirei di consigliarti un altro grande filmone uscito quest’anno: sto parlando del mitico 1917 (qui la recensione)!

Si tratta di un climax flessibile che, adattandosi alla perfezione ai vari “generi cinematografici” presenti, alle ambientazioni, al sonoro e alla fotografia è la principale fonte di angoscia che si prova per tutta la durata del film.

Altra cosa che mi è piaciuta è la presenza di un narratore esterno che, riesce a dare una sorta di prospettiva alla pellicola. Anche la caratterizzazione dei vari personaggi è davvero ottima così come l’interpretazione di tutti gli attori: sono ben distinguibili e distinte le personalità di ognuno. La fotografia, così come il sonoro si flettono per adattarsi alla perfezione ai vari generi e stili, riuscendo a dare maggiore uniformità e successione al tutto.

CONCLUSIONE

Concludendo credo che Parasite sia stato una vera rivoluzione in campo cinematografico in quanto ha dimostrato come, elementi fortemente discordanti fra loro ma soprattutto generi differenti, possano coesistere dando vita a una pellicola molto interessante, ricca di colpi di scena ma soprattutto umana. Un’opera che quindi riesce a far leva nei sentimenti dello spettatore. 

4.5/5
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