La forma dell’acqua: la nuova “Bella e la Bestia”?

LA FORMA DELL'ACQUA: LA NUOVA "BELLA E LA BESTIA"?

La forma dell’acqua (The shape of water), è una pellicola del 2017 del regista messicano  Guillermo del Toro (che tra l’altro, ha compiuto glia anni proprio ieri!) che, dopo tanto impegno, è riuscito a portarsi a casa ben 4 oscar (miglior film, miglior scenografia, miglior regista e migliore colonna sonora), e 1 leone d’oro alla mostra di Venezia.

TITOLO ORIGINALE: “The shape of water”

REGIA: Guillermo del Toro

ANNO: 2017

GENERE: Drammatico, sci-fi, sentimentale

DURATA: 123 min

PAESE: USA

VOTO:

 

3.7/5

TRAMA

Ci troviamo in Baltimora, nel 1962. Eliza Esposito, la protagonista, è una donna affetta da mutismo che lavora come addetta delle pulizie in un laboratorio governativo dove, un giorno, scopre una creatura anfibia dall’aspetto quasi umano.

Tra i due presto si creerà un legame indissolubile, tanto che la donna cercherà in tutti i modi di salvarlo dallo spietato colonnello Strickland che ha il compito di vivisezionarlo per studiarne il sofisticato apparato respiratorio. 

ANALISI

Se vi dovessi parlare di lei, la principessa muta, che potrei dirvi? Vi dovrei parlare del quando…? E’ successo tanto tempo fa durante gli ultimi giorni di regno di una Principessa delle fate… o vi dovrei parlare del posto? Una piccola città vicino alla costa,ma lontano d qualsiasi altra cosa… O forse dovrei mettervi in guardia sulla veridicità di questi fatti e sulla favola dell’amore e della perdita e del mostro che ha tentato di distruggere tutto

E’ proprio in questo modo che, del Toro, decide di aprire e presentarci il proprio film. Già dai primi minuti (quindi) si può intuire che, “La forma dell’acqua”, è una pellicola diversa dai soliti drammi, per certi versi un pò strana ed estremamente complessa.

Nonostante la trama sia semplicissima, la pellicola contiene al suo interno un’infinità di significati nascosti, che possono essere colti solamente osservando più volte il film.

Il significato del titolo

Il primo lo ritroviamo nel titolo in sè, un titolo all’apparenza insignificante ma che ingloba un significato molto più sottile e puro. 

L’acqua, essendo un liquido non ha forma ma assume quella di un eventuale contenitore… così come la personalità delle persone: la personalità (la normalità quotidiana) infatti non ha forma, è qualcosa che si modella col passare del tempo, basandosi sulle vicende passate. Ciò è ben visibile nella progressiva crescita psicologica e morale della protagonista.

Lo stesso discorso lo si può fare con il concetto di amore, che nel film viene manifestato sotto varie forme.

I temi trattati

Elisa Esposito
Elisa Esposito

Il tema principale della pellicola è la diversità, tema trattato dal regista in vari modi; partendo dalla figura di Elisa: è molto raro e complesso trovare come protagonista di un film, un personaggio muto, costretto a recitare esclusivamente tramite il linguaggio del proprio corpo. Si tratta di una figura umile e triste, “costretta” a lavorare come addetta delle pulizie per un laboratorio governativo…Un lavoro sicuramente non dignitoso in una società corrotta, omofoba, maschilista e razzista.

Zelda
Zelda
Strickland
Strickland
Giles
Giles

Tutti temi che vengono inquadrati da del Toro: il miglior amico della protagonista (Giles) è un artista gay licenziato, Zelda, la migliore amica di Elisa è una donna di colore… Dall’altro lato troviamo il colonnelo Strickland, un uomo virtuoso, benestante, con una famiglia perfetta ma divorato dall’ambizione che, rappresentando il vertice di questa piramide sociale, è la reincarnazione del male puro, nonché di tutte queste connotazioni negative.

Infine, al di fuori della società, si colloca la figura del mostro, una figura molto particolare e dotata di molte sfaccettature.  

il mostro
Il mostro

Sotto un altro punto di vista, la pellicola può essere vista come un attacco alla (vecchia) politica di Trump contro gli immigrati ma soprattutto alla frontiera fra Stati Uniti e Messico.

Un cast particolare

Sally Hawking (Eliza), dovendo interpretare un personaggio muto, ha dovuto recitare esclusivamente con il proprio corpo e nonostante la sua performance è stata più che apprezzata dal pubblico, non è riuscita a portarsi a casa la statuetta dell’Academy.

Tra gli altri personaggi del cast troviamo il mitico Micheal Shannon nei panni del brutale colonnello Strickland, Doug Jones che, come al solito, ha indossato il costume del mostro; Octavia Spencer nei panni di Zelda e Richard Jenkins in quelli di Giles. Quasi tutti gli attori hanno recitato molto bene la propria parte ma spiccano soprattutto il mitico Micheal Shannon e la protagonista.

La toccante colonna sonora, la maniacale cura dei dettagli e le docili inquadrature accompagnano lo spettatore

Alexandre Desplat

Sul lato tecnico non c’è nulla da dire: è pazzesco!

Partiamo dalla colonna sonora che mi ha veramente colpito e credo che sia il motore della pellicola messicana: Alexandre Desplat è riuscito a creare una colonna sonora drammatica e nostalgica, quasi fiabesca, che si adatta in maniera perfetta al fine stesso del film. Non a caso, il compositore, si è portato a casa una bella statuetta dell’Academy!

Colonna sonora che si abbina alla perfezione anche alle ottime inquadrature e ai docili movimenti di camera permettono di inquadrare al meglio alcuni dettagli dei personaggi ed accentuare il senso del mistero.

Sul piano scenografico non c’è nulla da dire… vi basta osservare questa immagine di un semplicissimo studio per comprendere la minuziosa cura dei dettagli.

Ottima anche la fotografia che, grazie ai suoi toni freddi e talvolta cupi, riesce a mascherare l’idea fiabistica che si prova nei minuti iniziali ma soprattutto ad accentuare questo senso di “misterioso” che si prova per tutta la durata della pellicola.

Il bilico fra la realtà e la fantasia

Il punto forte della pellicola è sicuramente il fatto che si trovi in bilico fra la realtà e la fantasia. Il regista infatti, è riuscito a rappresentare con grandissima delicatezza ma allo stesso tempo brutalità, una fiaba in chiave reale. Vi immaginereste lo stesso film realizzato totalmente in animazione? Sicuramente non avrebbe avuto lo stesso successo in quanto, il punto forte di Del Toro, è stata la capacità di fondere elementi fantastici e reali, creando una love story innovativa,  profonda e, per certi versi toccante.

Lo stesso punto di forza però, per alcuni, potrebbe trasformarsi in un punto negativo: soprattutto a chi non piace il genere fantasy, vedere una donna che si innamora di una creatura fantastica, farà sicuramente storcere il naso.

Il rapporto (forzato) con il mostro

Ora però passiamo ai lati negativi… d’altronde non è tutto oro quello che luccica! In particolare mi sarebbe piaciuto capire di più sul rapporto fra il “mostro” e la protagonista in quanto, sembra nascere praticamente dal nulla. Basta un semplice sguardo per far innamorare la protagonista. Capite pertanto che sembra quasi una forzatura ai fini della trama stessa per far funzionare il film.

Nonostante la presenza di alcuni elementi tipici di favole e fiabe (come per esempio il narratore iniziale) che funzionano alla perfezione, talvolta vengono usati dal regista come una scusa per qualche mancanza.

Musical? No grazie!

Per finire, non mi ha convinto una scena musicale, posta nei minuti finali che reputo inutile e discordante… perchè utilizzare il bianco e nero? Capisco che la scena avrebbe dovuto raffigurare i sogni della protagonista ma, non si capisce! Sembra infatti che il mostro, tramite i suoi poteri guaritivi, abbia ridato la voce ad Elisa… Chissà, forse è proprio questo quello che del Toro ha voluto comunicare. 

La conclusione

E ora, come concludere un film del genere? E’ proprio in questi momenti bui e indecisi che del Toro ricorre all’utilizzo della voce narrante, una scelta a dir poco perfetta! Conclusione particolare ma a dir poco perfetta, che vede come protagonista una poesia, una poesia sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa:

Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perchè tu sei ovunque.

Ma non finisce qui! La pellicola infatti nasconde un altro significato (il più importante), quasi una morale: Spesso i veri mostri non sono quelli che sembrano di esserlo ma le persone che ogni giorno camminano sui marciapiedi, mascherate da un bel vestito…. Citando Stephen King:

“I veri mostri sono nella realtà”.

CONSIDERAZIONI FINALI

La forma dell’Acqua è un film molto particolare, una love-story in bilico fra la realtà e la fantasia che cerca di scavare nel profondo dello spettatore per farlo riflettere su tematiche spesso dimenticate.

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