Gravity: un meraviglioso documentario National Geographic!

Gravity: un documentario National Geographic sotto la maschera di un film

Gravity è il fiore all’occhiello di Alfonso Cuarón, un grande regista che già anni prima aveva iniziato ad esporre la propria bravura in pellicole assai note e popolari come Harry Potter- il prigioniero di Azkabam (a mio giudizio, il miglior film di HP), Uno per tutte, Y tu mama Tabien…. e finalmente Gravity, il capolavoro che ha definitivamente lanciato Cuarón nell’Olimpo dei registi più apprezzati e con il quale, il regista messicano, si è portato a casa la bellezza di 7 premi oscar su 10 candidature; incassando oltre 700 milioni di $ (con un badget di “soli” 100 milioni).

L’ultima pellicola del regista messicano, traSmessa sul mercato è “Roma “, un altro grandissimo film che tratteremo negli articoli successivi.

Copertina Gravity
REGIA: Alfonso Cuarón
ANNO: 2013
GENERE: Fantascienza, Thriller.
PAESE: USA
CAST: Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris…
DURATA 92 minuti

VOTO: 

3.7/5

TRAMA

L’ingegnere biomedico Ryan Stone (Sandra Bullock) e l’astronauta Matt Kawalsky (George Clooney) vengono mandati nello spazio per aggiustare il telescopio Hubble.

 
Sandra Bullock nei panni di Ryan Stone
George Clooney nei panni di Matt Kowalski

Durante la missione vengono avvisati dal quartier generale di un missile russo che, colpendo un vecchio satellite fuoriuso, ha generato una catena di detriti che si muove ad altissima velocità.

Mentre l’equipaggio cerca di tornare in fretta e furia all’Explorer, alcuni detriti danneggiano lo Shuttle e il telescopio, uccidendo alcuni membri del team.

L’unica speranza di sopravvivenza per la dottoressa Ryan e per l’astronauta Matt è quella di raggiungere l’ISS, la stazione spaziale internazionale, distante qualche km dal telescopio Hubble.

 

ANALISI

Gravity è un film mozzafiato, un grande sci-fi che -un pò come per Revenant– cerca di parlare e trasmettere emozioni tramite il reparto visivo, trascurando (non troppo) i dialoghi che risultano essere (pochi), lineari ma diretti.

 

Paesaggi mozzafiato, accompagnati da una colonna sonora felpata

Le spettacolari e incantevoli ambientazioni, che per forza di cose sono state realizzate totalmente al computer, vengono accompagnate da una colonna sonora prettamente silenziosa ma che riesce perfettamente ad avvolgere ed immergere lo spettatore nel tenebroso universo, trasmettendo quel senso di claustrofobia e solitudine tipico dei film del genere.
 
Steven Price, il compositotore della colonna sonora in Gravity
Steven Price
Colonna sonora che riesce ad adattarsi perfettamente anche alle docili inquadrature, suonando quando necessario e zittendosi nei momenti adeguati. Sono proprio questi momenti di 
“vuoto” a dare una marcia in più al sonoro di Steven Price, permettendo cosi allo spettatore di sentirsi parte del cosmo stesso.
 
 

Inquadrature che cullano lo spettatore nel cosmo

Sensazione che viene altamente accentuata da inquadrature morbide, dotate di movimenti di camera superbamente millimetrici e lineari che cullano lo spettatore durante la spettacolare visione del pianeta Terra da una prospettiva differente dal solito. 
 
Caratteristica che ha reso queste inquadrature talmente interessanti è sicuramente l’ausilio di lunghi piani sequenza, intere clip (in gravity si parla di clip di 15/20 minuti) girate interamente e montate senza alcun taglio, che permettono una maggiore immersività, aumentando non di poco l’attenzione dello spettatore.

L'eccellente micrometrica fotografia di Lubezki

La maniacale cura dei dettagli in una scena di Gravity.
Emmanuel Lubezki

Sul comparto fotografico invece, è presente il grandissimo e impeccabile Emmanuel Lubezki, che ha già collaborato con Cuarón in progetti passati e ci ha deliziato con la sua maestosa fotografia in Revenant-Redivivo (trovi qui la recensione).

Come sempre, il direttore della fotografia ha svolto in maniera impeccabile il suo ruolo, aiutando a ricostruire in CGI , nella maniera più naturale e reale possibile, dei dettagli microscopi, dettagli che possono essere colti solamente da un occhio allenato, un occhio fotografico. 

Sono proprio questi piccoli dettagli a fare la differenza in Gravity ma soprattutto che hanno permesso a Lubezki di portarsi a casa l’ennesima statuetta dell’Academy.

 

Gravity o Interstellar?

Molto spesso, la pellicola di Cuaron, è paragonata a Interstellar di Christopher Nolan (leggi la recensione qui).

La principale differenza è che la pellicola messicana, in soli 90 minuti, riesce a descrivere quello che la pellicola americana fa in ben 169 minuti.

Gravity infatti appare come un film conciso, diretto verso una meta ben stabilita; mentre il film di Nolan si dilunga (tralasciando gli intrecci temporali tipici del regista), cercando di inquadrare anche i momenti prima della partenza per lo spazio (cosa che avrei preferito vedere anche in Gravity) e concentrandosi di più sul lato emotivo e umano.

 
Copertina Gravity

VS⚡

Ma quindi è più bello Interstellar o Gravity? Personalmente mi ha colpito di più Interstellar (ne è complice anche il mio amore per i film complessi) in quanto mi è sembrata una pellicola più umana… Gravity invece sembra essere un fantastico documentario National Geographic, sotto la maschera di un film.

Bisogna però considerare il fatto che la pellicola di Nolan è uscita 1 anno dopo la comparsa sul grande schermo del film messicano quindi, tirando le somme, potremmo dire, fra tante virgolette, che Nolan si è trovato già un punto di partenza su cui basare il proprio sci-fi, colmando e cercando di migliorare le mancanze presenti in Gravity.

Nonostante mi sia piaciuto di più Interstellar, credo che la pellicola messicana sarà più ricordata dal pubblico.

 

Gravity: una sceneggiatura semplice e lineare

Questo è dovuto principalmente alla semplicità della trama e della sceneggiatura di Gravity che segue sempre un ordine cronologico.
A dire la verità, proprio se vogliamo fare i puntigliosi, per quanto riguarda la stesura della sceneggiatura si poteva fare qualcosina di più, soprattutto per alcuni dialoghi che talvolta sembrano fuori luogo e quindi poco credibili (soprattutto quelli a inizio pellicola).
Ma basta pensare che (quasi) tutto il film ruota esclusivamente attorno a 2 figure: Sandra Bullock (Ryan Stone) e George Clooney (Matt Kawalsky) per farsene una ragione.
 
Come ho appena detto, la “carenza” dei dialoghi non è dovuta a una cattiva performance degli attori; anzi devo ammettere che entrambi hanno interpretato molto bene i propri personaggi (soprattutto Sandra Bullock che ha sfiorato l’oscar).
 

CONSIDERAZIONI FINALI

Emanuele Tocci
In conclusione, Gravity, è una validissima produzione che vanta un reparto tecnico pauroso e che, dopo anni, ha dato una svolta nel campo del cinema sci-fi, diventando uno dei film più amati e ricordati dagli appassionati del genere. Un film da non perdere!
 

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