Enola Holmes: un giallo coming of age.

ENOLA HOLMES: UN GIALLO COMING OF AGE

Ieri, 23 settembre 2020, è approdato su Netflix “Enola Holmes“, una sorta di spin-off della celebre saga letteraria di Conan Doyle che vede come protagonista la mitica Millie Bobby Brown. La pellicola di Harry Bradbeer, conosciuto soprattutto per “Fleabag”, si basa sulla serie di romanzi: ” The Enola Holmes Mysteries” di Nancy Springer, scrittrice di gialli e sci-fi per ragazzi che ha conseguito vari premi letterali come il James Tiptree Jr. e l’Edgar Award.

REGIA: Harry Breadbeer
ANNO: 2020
GENERE: Giallo, Drammatico
PAESE: Regno Unito
CAST: Millie Bobby Brown, Henry Cavill, Sam Clafin, Helena Bonham Carter…
DURATA: 123 min.

VOTO:

3.5/5

TRAMA

Enola, sorella di Sherlock e Mycroft Holmes, è una ragazzina ribelle e solitaria, educata dalla madre Eudoria – in modo molto discostante dai canoni post ottocenteschi-, nelle varie discipline umanistiche (e non solo) fin dalla nascita.

Il giorno del suo 16 compleanno, la madre Eudoria scompare e subentrano i fratelli Sherlock e Mycroft per occuparsi della sorella che non vedono ormai da anni. Mycroft, il fratello più conservatore vuole far istruire la sorella, secondo i canoni dell’epoca, in un college apposito; Sherlock invece si occupa del ritrovamento della madre.

Enola, dopo aver trovato alcuni indizi lasciategli da Eudoria, riesce a sfuggire all’educatrice e partire per Londra.

ANALISI

Enola Holmes: un' Enola non tanto Holmes

Partiamo con il presupposto che Enola Holmes è soltanto una rivisitazione del celebre giallo di Conan Doyle e, una trasposizione cinematografica del primo romanzo della Springer.
 
Già questo basterebbe per far storcere il naso agli appassionati in quanto la realtà inquadrata dalla pellicola è molto differente da quella descritta dallo scrittore inglese e da quella rappresentata in trasposizioni più fedeli.
Di fatto il protagonista, Enola, non è mai esistito (in molti la scambiano per Eurus Holmes nell’omonima serie della BBC…. ma, effettivamente nei romanzi non esiste nè la figura di Enola nè quella di Eurus) e questo è visto dagli appassionati del genere come una rivisitazione del protagonista in chiave femminile (si, la femminilità e i diritti delle donne sono fra i temi principali della pellicola di Netflix) o addirittura una sorta di plagio all’opera principale che usa il nome di “Sherlock Holmes” in funzione di marketing.
 
Eurus Holmes, sorella di Sherlock e Mycroft nella serie BBC.
Enola Holmes, sorella di Sherlock e Mycroft nella produzione Netflix

Effettivamente il cognome “Holmes” poteva benissimo non essere usato e ricreare praticamente da 0 una situazione simile.

Ottimo cast... ma la Brown sovrasta tutti!

Millie Bobby Brown nei panni di Enola

Henry Cavill nei panni di Sherlock

helena bonham carter nei panni di Eudoria

Sam Claflin nei panni di Mycroft

Nonostante ciò Enola Holmes rimane solamente uno spin-off, un contenuto extra che si aggancia (o almeno cerca di farlo) alla figura dell’Holmes.

Tra gli attori principali troviamo sicuramente la bravissima Millie Bobby Brown, conosciuta soprattutto per il ruolo di “Eleven” in Stranger Things; Hanry Cavill (che abbiamo già visto nella recensione di “The Witcher“) , nei panni di uno Sherlock più emotivo del solito; Sam Claflin il, salva-sirene, che questa volta interpreta un Mycroft severo e odioso ed  Helena Bonham Carter nei panni di Eudoria.

Nonostante il cast sia formato da personaggi di un certo calibro, l’intera pellicola ruota quasi esclusivamente attorno alla figura della Brown che, purtroppo, va a prendersi degli spazi che potevano essere tranquillamente lasciati ai personaggi secondari che quindi, presentano una minima caratterizzazione.

Lo sfondamento della 4° parete

La Brown si rivolge direttamente al pubblico
L’intera pellicola, essendo principalmente adatta ad adolescenti -ma anche a visioni collettive in famiglia- si articola come una fiaba, una sorta di pseudo-fiction che interrompe gli attimi tramite l’uso dello sfondamento della 4 parete (una tecnica solitamente azzardata e “irritante”, ma che funziona quasi alla perfezione in questo film), che garantisce un ritmo particolare e vivace, rende lo spettatore più partecipe delle vicende e mette ancora più in mostra l’ottima performance dell’attrice.
 

Ottimi anche la scenografia, i fantastici costumi e la fotografia (Giles Nuttgens) che vanno a richiamare in maniera relativamente realistica le ambientazioni e la quotidianità durante l’età elisabettiana, permettendo allo spettatore di immergersi ancora di più nelle vicende della giovane detective.

L' emotività non è il punto forte

Sul piano emotivo invece? Bè, Enola Holmes, risulta un pò carente sotto il punto di vista emotivo: nonostante tratti dei temi adolescenziali come l’amore, la curiosità, l’amicizia, l’avventura manca sempre quel passo in più che avrebbe reso più interessanti le vicende (anche quel tocco di superiorità e pazzia che rendeva uniche le storie di Sherlock) della giovane detective; anche perchè sembra che la protagonista si distacchi man mano dal suo compito principale (ritrovare la mamma) per poi ritornare sui suoi passi solamente negli ultimi 20 minuti.
Il tema principale rimane sempre la parità di sesso e l’importanza delle donne nella società odierna. Nonostante comprenda appieno l’importanza di questo, credo che questo tema sia stato accentuato fin troppo, introducendo elementi extra che potevano benissimo essere trascurati.
 
 
Daniel Pemberton
Fortunatamente, i sentimenti vengono un minimo coltivati dalla colonna sonora di Daniel Pemberton.
Si tratta di una colonna sonora molto leggera e misteriosa, quasi fiabesca ma con alcuni picchi nelle scene più “malinconiche”.
 

Sebbene l’emotività non è il punto forte della pellicola, il film rimane godibilissimo grazie a delle note di autoironia, a vicende mai scontate ma soprattutto alla vivacità e al buonumore che la giovane attrice riesce a trasmettere grazie alla sua naturale empatia.

Un finale funzionale ma non perfetto

Il finale, pur non convincendomi al 100% (mancano alcune spiegazione e dei chiarimenti che lo avrebbero reso più sensato), mi ha colpito in quanto è la parte più umana ed emotiva dell’intera produzione e, da tale, cerca di trasmettere un messaggio molto importante: l’importanza dei ragazzi nella società futura ma soprattutto l’importanza di costruirsi una propria personalità.
 

D’altronde è proprio questo il significato della parola “Enola” che, letta al contrario diventa “Alone“, ovvero “sola“. Il regista però non ha voluto attribuire questo significato alla parola (anche perchè la protagonista è sempre stata in compagnia della figura materna che le ha insegnato quasi tutto il necessario per affrontare la vita)… il suo vero significato lo si deve attribuire alla parola “indipendente“, una ragazza quindi pronta ad affrontare la vita e se necessario iniziare una battaglia con le proprie mani (da sola appunto) per migliorare il mondo in vista del futuro.

CONSIDERAZIONI FINALI

Emanuele Tocci

Concludendo, Enola Holmes, è una produzione valida (forse una fra le migliori made by Netflix), un film leggero e senza pretese che si adatta particolarmente a un pubblico giovanile e che riesce ad intrattenere nonostante alcune imperfezioni e dei personaggi secondari che (purtroppo) fungono solamente da cornice.

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